Le piccole e medie imprese sono il bersaglio piu’ comune del cybercrime: non perche’ siano gli obiettivi piu’ ricchi, ma perche’ spesso sono i meno difesi. E con l’AI che comprime i tempi d’attacco, non servono difese sofisticate: servono le basi, fatte davvero. Ecco una checklist pratica di cyber resilience per una PMI.
1. MFA ovunque
L’autenticazione a piu’ fattori su email, VPN, gestionali e accessi amministrativi blocca la stragrande maggioranza degli attacchi basati su credenziali rubate. E’ la singola misura col miglior rapporto costo/beneficio.
2. Backup 3-2-1 e testati
Tre copie, su due supporti diversi, una offline/immutabile. E soprattutto: prova a ripristinare. Un backup mai testato e’ una scommessa, non una garanzia, contro il ransomware.
3. Patch in tempo, partendo dallo sfruttato
Aggiorna in fretta cio’ che e’ davvero a rischio: dai priorita’ alle vulnerabilita’ note come sfruttate (CISA KEV) invece di rincorrere ogni CVE. La finestra per applicare le patch si e’ accorciata.
4. Minimo privilegio (anche per AI)
Nessun utente, e nessun agente AI o account di servizio, deve avere piu’ permessi di quelli che gli servono. Rimuovi i privilegi permanenti inutilizzati e ruota le credenziali.
5. Formazione anti-phishing
Il phishing, oggi anche generato con l’AI, resta la porta d’ingresso piu’ usata. Brevi sessioni periodiche e simulazioni valgono piu’ di un corso annuale dimenticato.
6. Fornitori sotto controllo
Gran parte del rischio entra dalla catena di fornitura. Chiedi requisiti minimi di sicurezza e tempi di notifica degli incidenti nei contratti (e’ anche un obbligo NIS2 per i soggetti coinvolti).
7. Un piano per quando, non se
Scrivi chi fa cosa in caso di incidente: chi isola, chi comunica, chi ripristina, chi notifica. Un foglio di una pagina, provato una volta, fa la differenza tra panico e reazione.
La resilienza non e’ comprare l’ultimo strumento: e’ fare bene le basi, prima che serva. Per una PMI, questi sette punti sono il minimo sindacale del 2026.
